Il benessere invisibile

Definizione di comfort

In generale una persona si trova nello stato di benessere, quando non percepisce nessun tipo di sensazione fastidiosa ed è quindi in una condizione di neutralità rispetto all’ambiente che lo circonda.

Per definizione il benessere non è una quantità misurabile analiticamente, ma statisticamente, in quanto dipendente da molte variabili di cui alcune sono strettamente soggettive e di natura psicologica.

Tali variabili sono:

  • il benessere termico e igrometrico
  • il benessere olfattivo (legato alla qualità dell’aria)
  • il benessere visivo (relativo all’illuminazione)
  • il benessere acustico (relativo ai rumori dispersi e fastidiosi)
  • il benessere psicologico

Il comfort termico dipende da:

  • parametri fisici (temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità relativa, velocità dell’aria, pressione atmosferica)
  • parametri esterni (attività svolta che influenza il metabolismo, abbigliamento)
  • fattori organici (età, sesso, caratteristiche fisiche individuali)
  • fattori psicologici e culturali

In base alle condizioni sociali e ambientali, si possono arrivare a diversi gradi di accettazione per situazioni generalmente non confortevoli.
Se ci si  trova, per esempio, in una prolungata situazione di disagio, si possono considerare normali anche situazioni ambientali che in contesti diversi sarebbero giudicate di malessere. In una civiltà evoluta come la nostra, si richiede generalmente un elevato grado di confort tendenzialmente molto vicino alla tabella che segue.


Tab. 1. Valori medi per condizioni igrotermiche ottimali

Tra i parametri principali che influenzano il benessere igrotermico vanno considerati:

  • temperatura dell’aria
  • temperatura media radiante
  • velocità dell’aria
  • umidità relativa
  • attività (metabolismo)
  • abbigliamento
  • fattori soggettivi

Temperatura media radiante (TMR, °C)

E’ la temperatura media pesata delle temperature delle superfici che delimitano l’ambiente (compreso anche l’effetto dell’irraggiamento solare incidente).
Assieme alla temperatura dell’aria, la TMR è il fattore che influenza maggiormente la sensazione di calore perché la radiazione che cade sulla cute ne attiva gli stessi organi sensoriali.
Se il corpo è esposto a superfici fredde, una quantità sensibile di calore è emessa sotto forma di radiazione verso queste superfici, producendo una sensazione di freddo.
La variazione di 1°C nella temperatura dell’aria può essere compensata da una variazione contraria da 0.5 a 0.8°C nella TMR: la condizione più confortevole è stata considerata quella corrispondente ad una TMR di 2°C più alta della temperatura dell’aria. Una TMR più bassa di 2°C è comunque tollerabile se la radiazione emessa dal corpo è quasi la stessa in tutte le direzioni e ciò avviene solo se le temperature superficiali dell’ambiente circostante sono piuttosto uniformi.

Velocità dell’aria (m/s)

Il movimento dell’aria produce effetti termici anche senza variazione della temperatura dell’aria e può favorire la dissipazione del calore, attraverso la superficie dell’epidermide in vari modi:

  • Aumento della dissipazione del calore per convezione, fino a quando la temperatura dell’aria rimane inferiore a quella dell’epidermide;
  • Accelerazione dell’evaporazione e quindi produzione di raffrescamento fisiologico
    – alle basse umidità (< 30 %) questo effetto è irrilevante in quanto si ha già una intensa evaporazione anche con aria ferma
    – alle alte umidità (> 80 %) l’evaporazione è comunque limitata e il movimento dell’aria non ha grandi effetti rinfrescanti.

L’evaporazione può essere invece notevolmente accelerata alle medie umidità (40-50 %): se l’aria è ferma, lo strato più vicino all’epidermide si satura velocemente, impedendo un’ulteriore evaporazione, il movimento dell’aria invece può assicurare un ricambio e quindi una continua evaporazione.

L’utilizzo del movimento dell’aria per il raffrescamento può essere limitato dai suoi effetti fastidiosi, la tabella riporta le reazioni medie soggettive alle varie velocità dell’aria:

  • fino a 0,25 m/s: impercettibile
  • 0,25-0,50 m/s: piacevole
  • 0,50-1,00 m/s: sensazione di aria in movimento
  • 1,00-1,50 m/s: corrente d’aria da lieve a fastidiosa
  • oltre 1,50 m/s: corrente d’aria fastidiosa

Umidità relativa (UR, %)

E’ il rapporto fra la quantità di acqua contenuta in un Kg d’aria secca ad una determinata temperatura e la quantità massima di acqua che può esservi contenuta (alla stessa temperatura).

L’umidità dell’atmosfera, se non estrema, ha un effetto lieve sulla sensazione di benessere. Alle temperature di benessere non c’è necessità di raffrescamento evaporativo mentre a temperature più alte questo diventa il mezzo più importante di dissipazione del calore.
Ad alte temperature, l’aria satura di acqua (100% di UR) impedisce qualsiasi raffrescamento di tipo evaporativo. Quando l’UR è minore del 20% le membrane mucose si seccano ed aumentano le possibilità di infezione.

A basse temperature l’aria molto umida accresce la sensazione di freddo in quanto l’umidità che raggiunge la superficie dell’epidermide evaporando provoca una spiacevole sensazione di freddo. Per temperature dell’aria superiori ai 32°C con UR oltre il 70% si accentua la sensazione di caldo in quanto il sudore prodotto non può evaporare. In regime stazionario un aumento di UR del 10% ha lo stesso effetto di un aumento di temperatura di 0,3°C.

Valori consigliati per temperatura, UR e velocità dell’aria a seconda della stagione

Attività svolta (tasso di metabolismo) e abbigliamento

Il corpo produce costantemente calore in quantità variabile e dipende dalle attività che si conducono e dal metabolismo.
Il tasso di metabolismo è l’energia liberata per unità di tempo dalla trasformazione degli alimenti. La quantità richiesta dal corpo dipende dal livello di attività e si esprime in Watt/mq di superficie corporea (circa 1,8 mq) o in Met; 1 Met equivale al tasso metabolico di una persona in riposo e solitamente, per una persona media adulta è di 58 W/mq.

Nel sonno la stessa persona consuma 0,7 MET ( 40 W/mq), in una attività sedentaria di ufficio consuma 1,4 MET (80 W/mq); in una attività di passeggio (o in bici) consuma 3,3 MET (190 W/mq); in una attività di nuoto veloce (o di sci) consuma 7,0 MET (400 W/mq).

Anche il vestiario influisce sulle perdite di calore per evaporazione e sugli scambi di calore per conduzione e irraggiamento. Il vestiario è l’isolamento termico di una persona e il cambio del vestiario rappresenta il più efficace sistema volontario di controllo sulle dispersioni termiche.

L’isolamento termico del vestiario è espresso in Clo (1 Clo = abbigliamento invernale interno = 0,155 mq K/W).

Per esempio un abbigliamento estivo leggero equivale a 0,5 Clo (0,08 mq K/W), un abbigliamento invernale pesante da esterno equivale a 2,2 Clo 0,34 mq K/W)

Valutazione del comfort termico

Tutti i fattori elencati fin qui interagiscono fra loro per determinare le sensazioni di benessere (o di disturbo). E’ però impossibile giudicare il comfort ambientale sulla base di uno solo di questi fattori.
Per poter valutare precisamente le condizioni ambientali a cui corrispondono sensazioni di benessere termico si è ricorsi a sperimentazioni di tipo statistico valutando il grado di soddisfazione di gruppi di persone all’interno di ambienti variamente climatizzati.

Le sensazioni di benessere riguardano molti aspetti di un ambiente abitativo, coinvolgono l’individuo, le sue esigenze e la sua dimensione di benessere in tutte le stagioni dell’anno.
La norma UNI EN ISO 7730 detta i parametri del comfort indoor e individua la condizione ideale in una temperatura percepita in ambiente di circa 20°C, con una percentuale di umidità del 50-55%.

I parametri dettati dall’OMS

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda da anni un ambiente sano ed igrometricamente corretto soprattutto per prevenire malattie, allergie e asma.

Il tasso di umidità corretto è essenziale

L’umido non è altro che la quantità d’acqua presente nell’aria ad una data temperatura. Un livello troppo alto o troppo basso dell’umidità può influire negativamente sull’apparato respiratorio.
All’interno della propria abitazione la temperatura dovrebbe attestarsi intorno ai 20-22°C con un tasso di umidità intorno al 40-60% nell’ipotesi di persone ferme a riposo.
Non è comunque mai consigliabile scendere sotto il 20% di umidità perché l’aria diventerebbe troppo asciutta e causerebbe un’evaporazione eccessivamente intensa delle mucose bronchiali provocando inoltre secchezza nelle vie respiratorie.
La regola migliore rimane sempre quella di arieggiare i locali regolarmente creando frequenti correnti d’aria e risanare i muri umidi che provocano forti scquilibri igrometrici interni.

Dalla tabella che segue è fin troppo facile comprendere quanto sia ristretta la zona di benessere, una zona a cui tutti dovremmo ambire per la nostra salute.


Anche le strutture abitative devono fare la loro parte

È necessario costruire ambienti e alloggi secondo le normative igieniche più recenti, ma è importante verificare anche la presenza di infiltrazioni di aria fredda ed il funzionamento dei condizionatori e dei sistemi di riscaldamento.

Per garantire una buona e salutare qualità dell’aria all’interno di uffici e abitazioni, bisognerebbe controllare anche:

  • gli elementi di dotazione tecnologica dell’edificio
  • i materiali di costruzione
  • gli impianti di riscaldamento e di condizionamento
  • i mobili e gli arredi in generale
  • i rivestimenti di pavimenti, di pareti e soffitti
  • i prodotti che si usano per la pulizia
  • le modalità di uso degli spazi
  • lo stile di vita e di lavoro

Su tutto questo, la maggioranza dei casi di eccessi umidi ambientali dipendono da risalite umide murarie e da difetti di fabbricazione dell’edificio.
Trovare però il giusto rimedio a tali problemi è piuttosto complesso e costoso con i metodi tradizionali.

Proprio per tali motivi che oggi esiste la linea DisAqua che è in grado di risolvere questi problemi senza interventi costosi ed invasivi.

 

 

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